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La base s’è desta: il finesettimana a sinistra

A settembre il congresso della Federazione della Sinistra, a fine agosto il campeggio unitario di FGCI e Giovani Comunisti che getterà solide – speriamo – basi per il futuro. In attesa di questi appuntamenti però non c’è certo la quiete prima della tempesta. Ce ne è stata fin troppa di quiete, fin’ora.
Questo fine settimana per me è stato un interessante tour tra iniziative di base che cercavano disperatamente di correggere l’inerzia che pare caratterizzare il livello nazionale.
Ieri a Roma ho partecipato ad una assemblea di compagni principalmente toscani e romani riuniti attorno al gruppo “Comunisti Uniti” e al gruppo facebook “FGCI e GC uniti subito”, molti dei quali impegnati nei collettivi studenteschi ma senza alcuna tessera di partito.
Molte le idee, anche diverse, su quanto bisogna fare nello specifico ma una e comune l’istanza principale: basta gruppi e gruppetti, costituiamo subito un unico organizzazione di tutti i comunisti giovani. Ovviamente anche un messaggio lanciato ai “grandi”.
Una necessità che si percepisce troppo e da troppo tempo frustrata dall’attualità politica e che vogliono portare avanti dalla base, per incalzare le organizzazioni esistenti e far sì che nell’unirsi si aprano anche ai senza tessera.
Un intento che condivido, come del resto lo condivide tutta la FGCI che a livello nazionale da tempo chiede la costituzione di una unica giovanile comunista.
Credo sarà importante raggiungere almeno nei primi passi al campeggio nazionale di Sapri.
Venerdì, dopo lo sciopero generale, nella sola Treviso erano due le iniziative in campo. Giampaolo Patta, esponente della Federazione della Sinistra e segretario dell’associazione Lavoro-Solidarietà è stato chiamato da un gruppo di compagni del sindacato per parlare del futuro della Federazione e della sinistra tutta. Per loro il punto d’urgenza è che la Federazione sia cosa vera, non un cartello elettorale e lavori seriamente per l’unità di tutta la sinistra.
Contemporaneamente a Carbonera di Treviso tenevamo la prima assemblea della zona di Marx XXI.
Introdotti da Marina Alfier del cpr di Rifondazione e dalla responsabile veneta di Marx21 Renata Moro, sono interventuti il direttore de L’Ernesto Andrea Catone, il responsabile nazionale esteri dei Comunisti Italiani Francesco Francescaglia e Fosco Giannini.
Tra il pubblico facce note della sinistra della zona, qualcuno che non militava da un po’, qualcuno che lo fa nonostante tutto.
Unione Europea e crisi, lo stato dell’attacco ai diritti in Italia, il significato di Pomigliano. Catone e Francescaglia scendono nel dettaglio.
A partire da Pomigliano, la cui battaglia è politica e non strettamente sindacale perché non sono stati attaccati salari o orari ma elementi costituzionali come il diritto di sciopero e la malattia pagata. Come politico è l’attacco alla classe lavoratorice in atto a livello internazionale con il cambio di passo del sistema liberista che per non implodere, come stava succedendo con il tracollo della finanza, ha dovuto compiere un giro di vite sulla rapina del saggio di profitto. Una rapina che si compie prima di tutto livellando verso il basso le condizioni di lavoro.
Lo scopo dell’associazione è duplice, quella di riattivare compagni,  ritessere rapporti e quello di fare studio, elaborazione, ricerca.
Uno studio indispensabile sui contenuti della sinistra che dovrà essere e sulle forme organizzative adatte ai tempi che dovremo darle.

Inutile essere ipocriti comunque: in questo panorama di iniziative, sigle e appuntamenti diversi si vede un sinistra estremamente varia, spesso caotica.

Dal lessico che usiamo all’immaginario che ci muove pare quasi una babele. Ci sono dei punti in comune, tanti, e ci sono delle differenze soprattutto sulla politica delle alleanze. Da qui una grande moltiplicazione dei tavoli anche se ciò che sembra accomunarli tutti, almeno a parole, è la voglia di unità.
Ebbene cerchiamo di darle valore e trattarla con onestà questa unità, senza usarla come paravento.
Ciò che vedo sempre di più è che le differenze, anche quelle importanti come il tema del governo, ormai anche per i militanti, come già da anni per la gente, non giustificano più in nessun modo le divisioni.
Serve qualcosa di più di un assetto elettorale per qualificare l’appartenenza politica dei compagni.
Più facile dirlo che farlo, chiaro, ma sono convinto che nelle forme organizzative e nell’organizzazione di un lavoro politico territoriale questa necessità vada affrontata. Le scorciatoie del passato ci hanno condotto a decine di scissioni e sotto-scissioni tutte sul tema del governo, l’esito lo conosciamo.

Sento due necessità principali, di pari forza, che accendono gli animi della base e fanno prolificare queste iniziative al limite dell’autoconvocazione.
Quella di avere una agibilità politica immediata, di avere risultati, di avere incidenza nella società, anche per mezzo di esiti elettorali che non umilino gli sforzi e le posizioni politiche.
Assieme a questa però anche la necessità di una prospettiva di lungo termine, di un’opera che miri a costruire un partito che sia importante, che accenda passioni e che abbia un immaginario, che prenda in mano un’orizzonte di alternativa che duri nel tempo e che non si esaurisca nell’intervallo tra due campagne elettorali.
Sono due bisogni che vanno incrociati e che infatti tengono i due canali che servono ad una sinistra che deve uscire dall’isolamento ma allo stesso tempo non può essere subalterna e indistinguibile dalle forze che attualmente stanno – malissimo e senza risultati degni di nota – in Parlamento.
In Francia, in Germania, in Grecia sono riusciti a farlo e i risultati sono venuti. Sempre però con formule diverse e adatte al paese, non ci sono modelli guida, dobbiamo trovare il nostro.
Il dibattito è partito, ben prima del congresso di settembre, e coinvolgendo gente che in altri modi non si sarebbe avvicinata. È tempo di dare credito e valore a questi luoghi di discussione, portarli il più possibile nella pratica e nella lotta sociale che contro crisi e manovra, dallo sciopero di venerdì in poi, non dovrà mancare e dovrà vederci attivi.

One comment on “La base s’è desta: il finesettimana a sinistra

  1. Basta con le chiacchiere e le cazzate, ci vuole una NUOVA RESISTENZA contro tutti i vampiri, di destra,di sinistra e di centro che ci stanno dissanguando da un sessantennio. Antonio.

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