Ci aspettavamo che i compiti a casa del governo italiano sottoposti al vaglio di Consiglio e commissione UE disegnassero un quadro inquietante per il nostro futuro. Le attese non sono state tradite, come capita ahinoi da un bel po’ di tempo. Nonostante le sceneggiate tutte propagandistiche della Lega Nord, che tanto più alza la voce e minaccia tanto più china il capo e obbedisce, lo spirito della lettera è un tributo ai binari ideologici di BCE, Francia e Germania.
Anche se va registrato che il tutto resta parecchio fumoso e si sostanzia più di grandi promesse che di dati reali, l’impianto generale basa sia il “fare cassa” che il rilancio dell’economia sullo smantellamento dei beni pubblici e sull’attacco alle relazioni sindacali.
Privatizzazioni a tutto campo dalle aziende pubbliche alle farmacie (come non è dato saperlo), la vendita di patrimonio pubblico, la pensione di vecchiaia a 67 anni, un giro di vite reazionario e anti-costituzionale sulle relazioni sindacali promettendo licenziamenti facili sia sul settore privato che su quello pubblico. Ma c’è anche un pezzo del piano di cifra puramente berlusconiana e spazia da una serie di marchette al blocco d’interesse di riferimento (la piccola e media impresa più stracciona e truffatrice e il partito dell’evasione fiscale) a delle misure ferocemente ideologiche, legate al liberismo più retrivo e superato.
Ulteriore privatizzazione dell’università, misure punitive contro i dipendenti pubblici e infine la sommatoria di tutte le minacce relative alla Costituzione Italiana. Nel mirino l’articolo 41 ma molto più tetri sono i riferimenti alla volontà di aumentare (ancora) i poteri a esecutivo e maggioranza.
Il tutto si vede chiaramente è stato rabberciato ammassando vecchie promesse elettorali, diversi progetti lasciati a metà da anni (per fortuna) dai vari ministeri, qualche panzana brunettiana. Fa sorridere nella drammaticità generale la previsione, per risollevare la crescita, di risolvere la questione meridionale del nostro paese in 4 mesi, grazie ai fondi europei. Eppure questa lettera inquieta nella serenità tutta asettica con cui presenta a istituzioni sovranazionali non democratiche (e non elettive) e a potenze estere un piano per il paese che ignora Costituzione, Statuto dei Lavoratori, tavoli di concertazione recenti e sofferti con le parti sociali. Inquieta la rappresentazione plastica di come sul nostro futuro stiano decidendo potenze economiche straniere e un governo non più rappresentativo dell’elettorato stia trattando sulla base di interessi del tutto di parte.
Nessuno oggi in Parlamento sta dicendo una cosa elementare e sacrosanta: nessuno può decidere dall’esterno sulle relazioni sindacali, lo stato sociale, l’impianto dello Stato del nostro paese senza passare per dei processi democratici. Non lo deve fare Berlusconi come non lo deve fare la BCE. Nessuno che alzi la voce per dire che – Berlusconi a parte – la ricetta che ci impongono è sbagliata e regressiva.
Persino il Presidente della Repubblica Naplitano, lo scrivo con tutto il rispetto per l’istituzione, ieri ha pronunciato una dichiarazione – “occorre prendere decisioni impopolari” – che nella sua banalità suona come un via libera alla macelleria sociale. Eppure l’alternativa c’è e va nel senso opposto di quanto stanno facendo.
Recupero di risorse tramite a) una patrimoniale annua. La CGIL ha calcolato che sarebbe sufficiente tassare dell’1% i patrimoni superiori agli 800 mila euro per recuperare 18 miliardi l’anno b) riforma del prelievo fiscale basata sul possesso e sulla redistribuzione c) pesante recupero dall’evasione fiscale d) tassazione delle rendite finanziarie. Una programmazione statale per il rilancio dell’economia anche su medio e lungo termine che passi per incentivi alla ricerca e all’ammodernamento degli impianti, sovvenzioni all’istruzione e alla ricerca libere e pubbliche, incentivi alla ricerca nei settori industriali strategici. Mantenimento dei settori produttivi pubblici e dei beni di Stato ed enti locali. Non solo l’acqua ma anche aziende e beni immobili. Cancellazione dei contratti precari e riforma del welfare per dare capacità di spesa a tutta una generazione di nuovi lavoratori.
Si vuole rilanciare il campo dell’edilizia ed infrastrutture? Altro che incentivi ai privati, cos’altro deve succedere perché si lanci un piano di messa in sicurezza del disastro idro-geologico che è il nostro paese?
Insomma un piano che miri a non farci andare al default senza proiettarci nell’impoverimento di massa, come invece Europa e governo sembrano aver stabilito.
Andiamo a vedere per macro-tematiche di cosa parla la lettera.
Scuola e università: fumoso riferimento ad una valutazione dell’efficienza delle scuole (con quali conseguenze su quelle non efficienti? E su quelle efficienti?). Ulteriore privatizzazione dell’università, aumento dell’autonomia, riferimento alla “concorrenza”. Per gli studenti si punta tutto sulla formula sbagliata, fallimentare e dannosa del prestito d’onore. Un ottimo modo per creare ancora più giovani indebitati.
Occupazione: incentivi (come non è dato sapere) ai contratti di apprendistato rispetto alle “forme improprie” di occupazione giovanile. E fin qui è anche oltre a ciò che era lecito sperare. Contratti part time e di inserimento per le donne. Incentivi a aziende che assumono al sud. Cose che resteranno lettera morta e che vengono subito invalidate dalla seconda metà del piano, ovvero i licenziamenti facili.
Licenziamenti e sindacato: la formula è “superare il dualismo” del mercato del lavoro. Si legga “uccidere il sindacato”. Promettono entro maggio 2012 una riforma della “legislazione del lavoro” che si riassume nella maggiore facilità di licenziamento per le aziende, anche per ragioni economiche. Con tanti saluti alle parti sociali, ai sindacati, agli accordi precedentemente presi, alla tanto lodata “disponibilità” di CISL e UIL che dopo aver fatto da fedele spalla di Berlusconi alla prima necessità si ritrovano sedotte e abbandonate.
Di fatto vengono ignorati, senza tanti sforzi para-istituzionali, l’articolo 18 e tutto lo Statuto dei Lavoratori.
Privatizzazioni: una furia privatizzatrice che depaupererà Stato ed enti locali della ricchezza pubblica. Ulteriore impulso alla “liberalizzazioni” di servizi pubblici locali, trasporti, gas, farmacie. Sembra salva l’acqua pubblica, grazie al referendum vinto. Pesanti dismissioni di beni e proprietà pubbliche per circa 5 miliardi l’anno. Privatizzazione delle aziende di proprietà degli enti locali.
Impresa: blande riduzioni fiscali per le imprese, premiando il rendimento dei capitali a rischio. Deregolamentazione, riduzione dei controlli e dei sistemi di vigilanza, una serie di misure che dichiarando di combattere la burocrazia avrebbero come unico effetto presumibile un bell’incentivo all’illecito, all’evasione e all’uso di lavoro nero (o grigio).
Pubblica amministrazione: allungato un po’ il brodo di fuffa brunettiana sull’efficienza passano al piatto forte: 1) Continua il blocco del turn over 2) mobilità obbligatoria del personale 3) riduzioni di personale tramite cassa integrazione 4) superamento delle dotazioni organiche.
Tuttavia il personale delle Province che sarebbero state abolite verrà smistato negli apparati di Regioni e Comuni.
Edilizia: defiscalizzazione dei concessionari, incentivi alla formula del project financing (già usata nel nostro paese per privatizzare pezzi di sanità).
Pensioni: se ne è parlato tanto. La verità è che le riforme già fatte dal governo Berlusconi hanno già pesantemente messo mano al sistema pensionistico. Ciò che si aggiunge è l’innalzamento della pensione di vecchiaia a 67 anni.
Dulcis in fundo, la parte relativa alla Costituzione, che se per fortuna è tra quelle la cui attuazione è meno credibile, è anche la più inquietante per gli spettri autoritari che rivela.
Viene promessa una revisione costituzionale che ripesca tutte le minacce e le promesse berlusconiane degli ultimi anni: diminuzione del numero dei parlamentari, federalismo (ancora) e abolizione delle Province, modifica dell’articolo 41 togliendo la responsabilità sociale dell’impresa.
Riferimenti costituzionali ai principi della “concorrenza” e al “merito” nella pubblica amministrazione, un tributo puramente ideologico.
Particolarmente sinistri i riferimenti a modifiche all’ordinamento dello Stato che diano ancora più potere a esecutivo e maggioranza. In una situazione come quella attuale, dove il governo sta mantenendo il potere contro tutto e tutti e conduce lo Stato praticamente senza Parlamento pensare che vogliono ancora più potere fa veramente pensare al regime.
Il vincolo al pareggio di bilancio: come già detto in passato una vera e propria aberrazione pensare di inserirlo in una costituzione.
Insomma, un complessivo esproprio di democrazia ai nostri danni che se venisse realizzato lancerebbe l’Italia in una china di impoverimento complessivo. Un paese che vedrebbe crescere ancora la disoccupazione, allargarsi di molto la fascia di marginalità sociale ai danni dei ceti medio-bassi, l’affermarsi del fenomeno dei “poveri che lavorano”, ovvero di coloro che pur lavorando non hanno un salario sufficiente ad una vita dignitosa (anche questo contro il mandato costituzionale). Uno Stato che smantella il welfare e recupera i casi disperati con l’assistenzialismo, impianto meno costoso e più in linea con la purezza liberista.
Un paese insomma invivibile per i giovani e che si appresterebbe a bruciare diverse generazioni anziché investire su di esse per lo sviluppo.
Certo, la precarietà del governo e la scostumata cialtronaggine che ha fin qui dimostrato l’apparato berlusconiano, sempre più “regime” in fase decadente, fanno sperare che come tutte le promesse precedenti tutto ciò rimanga lettera morta. Ma non dobbiamo attendere un minuto di più per portare in piazza le ragioni di chi si oppone a questo piano.
L’alternativa che non trova ancora voce in Parlamento deve presto trovare una coalizione politica e sociale che la sostenga in modo organico, con un sistema di proposte chiare, perché il piano che forse non verrà portato a termine da Berlusconi potrebbe diventare sostanzialmente invariato, il piano di qualche altro governo, tecnico o di unità nazionale. E questa sciagura va evitata.
Alessandro Squizzato
esecutivo nazionale FGCI










Dottor Passera – Banca Intesa San Paolo
La invito pubblicamente a spiegare perché nel 2004 avete nascosto alla Magistratura di Ragusa diretta dal Procuratore Capo Dottor Agostino Fera, il c/c 10/645629 di Campo Innocenza Maria e perché non avete mai risposto agli Esposti-Denuncia del 30 dicembre 2009 ma avete atteso tanti anni senza rispondere lasciando morire la Signora Innocenza Maria nel dolore di chi si è vista privare dei propri soldi.
Complimenti Dott. Passera!!!
Dott. Corrado Passera,
sia trasparente, riferisca pubblicamente dov’è finito il c/c 10/645629 di Innocenza Maria Campo?
Lei è bravo solo gestire i soldi, oppure vuole dire la verità?
Dott. Passera dica la verità, dove sono i soldi di Innocenza Maria?
Cosa è successo al c/c 10/645629?
Lo sa che è molto grave che avete nascosto al Sostituto Procuratore dott.ssa Anna Landi della Magistratura di Ragusa, diretta dal Dott. Agostino Fera, il c/c 10/645629 di Innocenza Maria Campo?
Damiano Nicastro
CORRADO PASSERA.wmv – YouTube
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http://www.youtube.com/watch?v=I-qELVO01v8
15 Nov 2011 – 3 min – Uploaded by AAAAAAAAA3170
Corrado Passera, perchè avete nascosto alla Magistratura di Ragusa il c/c 10/ 645629 di Campo …