Cosa voto al referendum? Ragioni libere dall’isteria

Il livello di isteria legato al referendum costituzionale del 4 dicembre sta raggiungendo livelli di guardia. Quando si leggono interventi “sbracati” (dall’una e dall’altra parte) sui social è sconfortante ma abbastanza tipico, è più grave quando lo stesso tenore hanno gli interventi pubblici del presidente del consiglio e di esponenti di livello nazionale.

Da tempo la comunicazione politica anche in Italia è assertiva e post-fattuale (leggasi “falsa”), ovvero lancia messaggi e impressioni che saltano a piè pari le argomentazioni e i passaggi logici tra cause e conseguenze. Ci si ferma alle suggestioni.
Per cui quando si cerca di argomentare le proprie ragioni ci si trova costretti prima a sciogliere i viluppi di asserzioni campate in aria che ben più poderose macchine comunicative hanno predisposto. Continua a leggere

3,3 milioni di firme contro il Jobs Act: i tg non ne parlano ma noi lo sappiamo

Ieri la CGIL ha depositato in Cassazione 3,3 milioni di firme, raccolte in meno  di 3 mesi, a sostegno di 3 quesiti referendari contro le peggiori storture del Jobs Act di Renzi: uso dissennato dei voucher, articolo 18 (licenziamenti illegittimi) e la responsabilità solidale negli appalti. (Qui notizia ansa)
Ne servivano meno della metà, ovvero 500 mila a quesito.a
Ancora in corso la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sulla Carta dei diritti universali del lavoro, iniziata contestualmente a quella dei referendum, e che riguarda in particolare precari e piccole partite IVA, per dare a tutti pari diritti sul lavoro.

Firme vere, raccolte una a una sui luoghi di lavoro (non come quelle della brexit)  appure televisione e maggiori testate non ne parlano.
Sono gli stessi media che ci spiegavano diffusamente come il Jobs Act  fosse amato dalla gente, come Renzi avesse il sostegno della maggioranza degli italiani, che davano ampio spazio ad analisti sostenitori delle politiche di riduzione dei diritti e feroci detrattori del  sindacato.
Oltre tre milioni di firme in meno di 3 mesi contraddicono quello che è stato lo storytelling ufficiale, la notizia c’è, l’interesse pure: lo scontento verso il fallimento delle politiche occupazionali del governo cresce e si organizza.
Ma è una verità che non rientra facilmente nel racconto, crea problemi, impensierisce il governo, che si è dimostrato decisamente interventista nello spiegare all’informazione di cosa sia bene parlare. Continua a leggere

Nel 2016 ancora più voucher e il governo rinuncia ad impedire gli abusi

Dalla liberalizzazione operata nel 2015 dal governo Renzi i voucher hanno subito un boom incontrollato che non accenna a diminuire: +68% tra 2015 e 2014 e un altro +51% nel primo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2015.

Va ricordato che i voucher sono una forma di pagamento “oraria”, di 10 euro lordi (7.50 netti) per il lavoratore, che non costituisce lavoro dipendente e che non comporta quindi un contratto ed alcun diritto. Chi avesse bisogno di maggiori chiarimenti può leggere qui.

La prima liberalizzazione di Renzi e Poletti ha generato una serie di abusi eclatanti che in pochissimo tempo ha allarmato tutti, dai sindacati fino ai consulenti delle imprese passando per i datori più corretti, perché ha trasformato il voucher in un generatore di lavoro nero fuori controllo.

Il danno è stato così enorme che correre ai ripari era d’obbligo, eppure sono riusciti a mettere la proverbiale “toppa che è peggio del buco”. Nel merito ma anche nel metodo. Continua a leggere

Appunti per la sinistra, garantismo edition

1) Essere per la questione morale invece che manettari: significa pensare che non basti non commettere reati per essere bravi politici e non che un politico è bravo anche se commette reati.

2) Dare del grillino a chiunque si lamenti del fatto che ci sono troppi amministratori e dirigenti PD in posizioni quanto meno torbide non convince neanche una persona di sinistra a votare PD, semmai ne convince qualcuna in più a votare M5S.

3) Se i giudici “politicizzati” erano quelli che perseguivano prima Berlusconi e ora il PD, o non sono così politicizzati, o il problema della collocazione politica non è solo dei giudici.

Voucher: cos’è, perché ne abusano

La retribuzione a voucher del “lavoro accessorio” viene inventata nel 2003 unicamente per coprire alcuni casi di lavoro agricolo di breve durata, come espediente per far emergere un po’ di lavoro nero. Una piccola azienda agricola poteva impiegare braccia in più per la vendemmia, i lavoratori ricevevano copertura INAIL, qualche contributo INPS e una paga oraria garantita. Come extra quindi, non certo come unica alternativa alla disoccupazione.
Come accade spesso però una piccola opportunità rende il padrone ladro e il voucher negli anni ha subito modifiche che ne hanno allargato la possibilità di utilizzo fino alla situazione odierna sancita dal Jobs Act di Renzi che li ha estesi ai più disparati tipi di lavoro.
Ed infatti l’anno scorso c’è stato il boom: nella provincia di Treviso nel 2015 sono stati acquistati 2.800.000 voucher, corrispondenti ad altrettante ore di lavoro. In italia sono stati 114.9 milioni con un aumento del 68,6% rispetto al 2014.
Perché le imprese ne vanno così ghiotte?
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Il quorum non c’è ma le ragioni si. Calma e costanza e il colpo andrà a segno.

Non mi incarognisco eccessivamente per la propaganda per l’astensione. È una forzatura, da non abusare e molto antipatica ma che c’è stata e ci sarà in queste occasioni. Per il PD tutelare il governo e salvare gli interessi delle multinazionali dell’energia erano obiettivi abbastanza importanti per fare la forzatura. Anche se l’uso sguaiato e cavernicolo che ne ha fatto, coinvolgendo anche figure istituzionali, l’ha resa più grave del solito.
Mi dispiace di più per il merito della questione, ovvero che nonostante il risultato non sia per niente disastroso, il fronte del Si non è stato capace di spiegare agli italiani che non occuparsi di questo referendum significa lasciar fare a quella classe politica di cui – giustamente – si lamentano, l’ennesimo regalo a quei gruppi di interesse privati che hanno il vero potere ma di cui spesso nemmeno si accorgono.
Questa volta non è andata, ma è una battaglia che ha potenziale espansivo e se siamo costanti più presto che tardi andrà a segno.

A ottobre ci sarà il referendum per difendere la Costituzione. La CGIL ha iniziato la campagna di raccolta firme per quello contro alcune delle norme più odiose del Jobs Act del 2017 e per la legge di iniziativa popolare per la Carta dei diritti universali del lavoro.
Continuiamo a costruire.

I tre livelli della riduzione del danno del caso lobby e Guidi in tv

Lvl 1
Macché lobby, non c’è nessuna lobby, noi siamo diversi.

Lvl 2
Renzi fa le cose. Fa tutte le cose che gli altri non hanno fatto. Renzi è il premier che ha fatto più cose degli ultimi 150 anni. Non rompetegli le scatole per qualche sbavatura. Lasciatelo lavorare.

Lvl 3
Le lobby ci sono. Ci sono sempre state. Ci saranno sempre. Ed è bene così. Non cambierà mai niente. Chi vuole cambiare è un illuso. È una vergogna che in questo paese non ci sia una legge che preveda le lobby. Legalizziamo la corruzione.

Giornalisti e deputati d’assalto, scatenate l’inferno.