Appunti per la sinistra, garantismo edition

1) Essere per la questione morale invece che manettari: significa pensare che non basti non commettere reati per essere bravi politici e non che un politico è bravo anche se commette reati.

2) Dare del grillino a chiunque si lamenti del fatto che ci sono troppi amministratori e dirigenti PD in posizioni quanto meno torbide non convince neanche una persona di sinistra a votare PD, semmai ne convince qualcuna in più a votare M5S.

3) Se i giudici “politicizzati” erano quelli che perseguivano prima Berlusconi e ora il PD, o non sono così politicizzati, o il problema della collocazione politica non è solo dei giudici.

Voucher: cos’è, perché ne abusano

La retribuzione a voucher del “lavoro accessorio” viene inventata nel 2003 unicamente per coprire alcuni casi di lavoro agricolo di breve durata, come espediente per far emergere un po’ di lavoro nero. Una piccola azienda agricola poteva impiegare braccia in più per la vendemmia, i lavoratori ricevevano copertura INAIL, qualche contributo INPS e una paga oraria garantita. Come extra quindi, non certo come unica alternativa alla disoccupazione.
Come accade spesso però una piccola opportunità rende il padrone ladro e il voucher negli anni ha subito modifiche che ne hanno allargato la possibilità di utilizzo fino alla situazione odierna sancita dal Jobs Act di Renzi che li ha estesi ai più disparati tipi di lavoro.
Ed infatti l’anno scorso c’è stato il boom: nella provincia di Treviso nel 2015 sono stati acquistati 2.800.000 voucher, corrispondenti ad altrettante ore di lavoro. In italia sono stati 114.9 milioni con un aumento del 68,6% rispetto al 2014.
Perché le imprese ne vanno così ghiotte?
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Il quorum non c’è ma le ragioni si. Calma e costanza e il colpo andrà a segno.

Non mi incarognisco eccessivamente per la propaganda per l’astensione. È una forzatura, da non abusare e molto antipatica ma che c’è stata e ci sarà in queste occasioni. Per il PD tutelare il governo e salvare gli interessi delle multinazionali dell’energia erano obiettivi abbastanza importanti per fare la forzatura. Anche se l’uso sguaiato e cavernicolo che ne ha fatto, coinvolgendo anche figure istituzionali, l’ha resa più grave del solito.
Mi dispiace di più per il merito della questione, ovvero che nonostante il risultato non sia per niente disastroso, il fronte del Si non è stato capace di spiegare agli italiani che non occuparsi di questo referendum significa lasciar fare a quella classe politica di cui – giustamente – si lamentano, l’ennesimo regalo a quei gruppi di interesse privati che hanno il vero potere ma di cui spesso nemmeno si accorgono.
Questa volta non è andata, ma è una battaglia che ha potenziale espansivo e se siamo costanti più presto che tardi andrà a segno.

A ottobre ci sarà il referendum per difendere la Costituzione. La CGIL ha iniziato la campagna di raccolta firme per quello contro alcune delle norme più odiose del Jobs Act del 2017 e per la legge di iniziativa popolare per la Carta dei diritti universali del lavoro.
Continuiamo a costruire.

I tre livelli della riduzione del danno del caso lobby e Guidi in tv

Lvl 1
Macché lobby, non c’è nessuna lobby, noi siamo diversi.

Lvl 2
Renzi fa le cose. Fa tutte le cose che gli altri non hanno fatto. Renzi è il premier che ha fatto più cose degli ultimi 150 anni. Non rompetegli le scatole per qualche sbavatura. Lasciatelo lavorare.

Lvl 3
Le lobby ci sono. Ci sono sempre state. Ci saranno sempre. Ed è bene così. Non cambierà mai niente. Chi vuole cambiare è un illuso. È una vergogna che in questo paese non ci sia una legge che preveda le lobby. Legalizziamo la corruzione.

Giornalisti e deputati d’assalto, scatenate l’inferno.

Il referendum del 17 aprile

Il 17 aprile si dovrà andare a votare per il referendum sulle trivellazioni di idrocarburi in Adriatico.
Prima di tutto vale la pena non fare confusione su ciò che ci viene chiesto di decidere: la scelta riguarda le concessioni alle multinazionali dell’energia, entro le 12 miglia dalle coste italiane.
Le piattaforme interessate coprono meno dell’1% di fabbisogno nazionale di petrolio e meno del 3% di gas.
La legge del governo che si chiede di cancellare votando SI permette alle compagnie di  estrarre gas e petrolio nei giacimenti già in sfruttamento o da quelli che troveranno da ricerche già in corso, fino al loro completo esaurimento, senza bisogno di alcun rinnovo e vendendolo a chiunque, non solo all’Italia. Votando SI, si decide che le trivellazioni potranno proseguire solo fino alla fine delle concessioni governative già firmate, quindi con chiusure diluite in anni.

Per avere un po’ di numeri precisi cliccate QUI. Continua a leggere

Un liberista, un anarchico e un comunista

Street Artist #Blu Is Erasing All The Murals He Painted in #Bologna (da Giap)

Bologna, Blu rimuove tutti i suoi murales per impedire che finiscano in mostra: “Non ci saranno finché i magnati mangeranno”

Un liberista prende l’arte dai muri e la chiude in un museo. Un anarchico la distrugge togliendola sia alle elite che al popolo.
Un comunista avrebbe organizzato una esposizione ecomuseale come ormai se ne trovano tante in Italia e avrebbe valorizzato l’arte lasciandola a beneficio di tutti.
Così, per dire.

Di penultimatum in penultimatum il PD resterà Partito della Nazione. La sinistra che fa?

Questo fine settimana la minoranza del PD si è riunita a Perugia, a stretto giro dalle disastrose – negli esiti e nei metodi – primarie di Napoli, Roma e Milano.
E le amministrative non sono nemmeno il più importante degli appuntamenti futuri: il referndum costituzionale è il vero carico pesante, per il quale passa la solidificazione del Partito della Nazione, la possibilità di andare ad elezioni politiche e dettagli come l’assetto democratico del paese.

Mi sono munito di caffè e una buona manciata di virtù cardinali per interpretare con animo giusto quanto emerso dalla “sinistra dem” ma onestamente nulla di nuovo sembra venire da quel fronte.
La solita dinamica è stata ribadita da Speranza nel suo intervento e da Gotor durante una intervista con Mentana dolorosa da guardare.

Sulle amministrative: dicono (o meglio fanno capire) che i candidati sono sbagliati, le modalità scorrette, la coalizione allargata a CL, consistenti pezzi della destra, Verdini in primis non va bene, ma loro voteranno tutto, sosterranno i candidati e ogni proposta alternativa va screditata e combattuta.
Ma ecco il penultimamtum: prima o poi si dovrà arrivare ad un chiarimento politico.

Sul referendum costituzionale: la riforma è negativa, l’Italicum è antidemocratico, ma non si schiereranno contro.
Ma ecco il penultimatum: qualche modifica cosmetica all’Italicum potrebbe convincerli a votare la modifica della Costituzione con Verdini, Alfano, CL e Confindustria e contro ANPI e sindacato. In caso contrario, il solito e (mica tanto) misterioso “si vedrà”.

Una routine che inizia a lasciare perplessi anche i letargici giornalisti italiani, ma che da tempo è incomrpensibile alla base di sinistra.
Se ritieni che il tuo partito faccia complessivamente cose positive votale e sostienile. Se pensi che stia facendo danni opponiti. Ma di fatto sabotare l’autervolezza dei candidati sindaci di Roma e Napoli, per poi comunque votarli e screditare la ricerca di una alternativa meno di destra, non si capisce davvero a chi dovrebbe giovare.
Non giova al loro partito, che per quanto poco ne viene indebolito.
Non giova alla loro credibilità personale, dato che tecnicamente stanno comunicando agli elettori che votano per ciò che sanno essere il loro male in virtù di una fedeltà e di un senso di “disciplina di partito” che non si capisce a chi dovrebbe interessare.
Ma soprattutto danneggia la sinistra, che si trova rallentata nella costruzione di una alternativa abbastanza forte da poter cambiare il quadro politico a beneficio di tutti.

D’Alema sbarca sul suolo patrio come un Garibaldi a dorso di mulo, tuona buoni consigli con la solita grazia formale – ed è uno spasso leggerlo – ma quelli che hanno determinato questa situazione sono tutti figli del suo cattivo esempio.

È il modo di concepire la politica ad essere fallace in partenza e ormai anche inefficace, perché superato dagli eventi: valutare programmi e alleanze sulla base di chi li stipula anziché sui contenuti, pensare di cambiare le cose con accordi tra capi corrente, non ha più alcun senso in una situazione in cui Renzi, premier e segratario, capo oltre i confini di carta degli statuti, prende tutto con piglio piratesco, facendo pesare i rapporti di forza. Loro non allargano il campo e non minacciano certo di restringerlo. Alfano e Verdini si. Per cui via dritti.

Di penultimatum in penultimatum verso la prossima riforma di destra, verso i comitati per il SI al referendum costituzionale e a conti fatti verso il Partito della Nazione.

A Sinistra Italiana e al nuovo partito la palla per tentare di costruire qualcosa in alternativa, staremo a vedere.